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Ho trovato questo annuncio tra le poesie di Charlotte Strobele, e l’ho tradotto in immagine. Lo pubblico subito perchè se lo sapesse Marisa, sssh!

Pappagallino volato via
Riportare dietro ricompenso
Alla famiglia Baierl,
Secondo piano.

Dovete sapere che da quando sono nata in Second Life mi permetto di tradire la passione, che mi viene da lontano, per le immagini astratte: una astrazione che nasce da un pensiero fatto di parole che si tramuta in segni e colori e tenta di rappresentare qualcosa di originale.

La nascita della fotografia, all’inizio del secolo, ha sollevato l’artista dal dover raccontare la vita reale permettendogli di raccontare qualcosa di meno tangibile, legato più al suo mondo poetico. Ci si è sentiti finalmente liberi di sfogare le proprie passioni aiutati dall’avanzare della scienza. Le scoperte del macro e microcosmo hanno soppiantato con immagini di punti, linee, superfici e colori la realtà del quotidiano. In seguito, protagonista di immagini astratte, è diventato il suono: suono delle parole, suono musicale, suono e silenzio, suono e movimento.

Dopo la visione della terra dallo spazio che ha segnato un traguardo importante nella storia della modernità, oggi è il digitale l’attrazione fatale. Non tanto i campi magnetici scoperti da Kandinsky che danno movimento ed espressività ai suoi segni e ai suoi colori, ma la possibilità di creare mondi paralleli con un personal computer. La miniaturizzazione ci ha permesso di fare passi da gigante nella cibernetica. E mi chiedo, quale è la vera astrazione oggi?

Molti sono gli artisti che lavorano in Second Life creando installazioni e sculture fatte principalmente di geometrie che non si basano su regole che nel mondo reale possono bloccare l’immaginazione. Un pezzo di ferro può facilmente agitarsi nell’aria, senza peso e senza problemi di trattamenti particolari per ottenere colori impossibili. Si scelgono materiali che si rifanno sì a qualcosa di già esistente, ma che sfuggono alle loro stesse regole. Non si inventa mai nulla di veramente nuovo, si usa quello che già si conosce, ma senza i freni di una costruzione reale che per stare in piedi deve essere costruita con ferree regole. Un ponte fatto esclusivamente di luce ha la stessa funzione di un ponte in cemento: ci puoi camminare sopra anche se per un avatar è quasi uno sfizio il camminare, la prassi del suo agire è volare.

Ora, quale potrebbe essere una nuova astrazione per un artista che si trova in Second Life? Il mondo che lo circonda è una copia del mondo reale, ma…facciamo bene attenzione, l’atmosfera è completamente diversa. L’assenza del dolore, l’eterna giovinezza, il volare semplicemente con un comando, la bacchetta magica per costruire oggetti, sembrerebbero fantastici mezzi per scoprire nuovi orizzonti. Ma…c’è sempre un ma. Non dimentichiamo che siamo dentro un programma che ha i suoi limiti anche se a dire il vero può essere sempre migliorato dagli adepti della rete… e l’artista che usa questo strumento, quali spazi , quali margini di creatività trova usando una tastiera, uno schermo e un software? Il nemico è subito alle spalle, lo stereotipo.

Se si lavora per modelli, si è spacciati. Si dovrebbe lavorare fra gli interstizi del pensiero di chi elabora i programmi informatici e telematici in modo da sorprendere persino quelli che li hanno inventati. La scienza non ha limiti e il computer diventerà sempre più uno strumento sofisticato. Quale autonomia avrà l’artista nell’esprimere quello in cui crede? Determinante sarà la scelta di essere fedeli a se stessi.

Non ditelo a Marisa ma io oggi uso anche la figurazione e come avatar proseguo nel mio cammino di ricerca impegnandomi a farvi partecipi del mio mondo virtuale.

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