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Posts Tagged ‘racconto’

Dall’altra parte del corridoio, di fronte alla Città blog di Sarima, presento una web story. Dopo la costruzione di due set, uno color ambra, l’ altro in bianco e nero, si svolge una sfilata di moda con abiti creati da Josina Burgess e indossati oltre che dalla stessa autrice anche da Millamilla Noel e dai loro due cloni. Da questa storia, a sfondo sociale per la denuncia dello sfruttamente minorile nel lavoro tessile, nasce un libretto pubblicato da Velazquez Bonetto, poi un libro cartaceo fatto a mano che fa parte della trilogia “Vita liquida dell’avatar”,  “A web story”, “Landscapes”.

 

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Esistono più di ottocento fotogrammi di questa storia ed è in cantiere un video.

 

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Basta un clic sull’immagine e vi appare il libretto della web story. Buona visione!

Mi fa piacere ringraziare:

Marco Minghetti, Pepa Cerruti, Roxelo Babenco, Velazquez Bonetto, Josina Burgess, MillaMilla Noel, Panirlipe, Elle, Anima Buona,  e molti altri che mi hanno accompagnato tutto lungo il racconto.

E’ in cantiere un super video a sorpresa, con la realizzazione di Core Tatam aka Tommaso Correale Santacroce, e la musica di  BlaiseDeLaFrance Voom aka Biagio Francia. (non abbiamo fretta, l’importante è un buon risultato)

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Prima della lunga pausa estiva ho fatto un piccolo volo a caso e attratta da una splendida macchia verde sono dolcemente planata. Mi sto ancora guardando attorno perché mentre sotto i miei piedi le aiuole verdi sono già formate, il resto dell’isola è ancora da costruire completamente. Questo dà all’immagine la leggerezza delle cose sognate. Avevo scoperto il paradiso terrestre, ma, come spesso qui in Second Life, ero sola.

Oggi ho ripreso questa snapshot e mi sono accorta di una cosa fantastica. Bisogna avere occhi buoni ma con una lente potrete scoprirlo anche voi. Dietro le mie spalle nel centro esatto dell’anello verde giace un libro. Impossibile decifrare di quale libro si tratti e questo dà una possibilità in più per sognare. Se mi trovassi in un’isola deserta quale libro vorrei avere accanto?

Mi viene in mente l’affermazione di Maria Vailati, una docente di semiotica che per un po’ di anni mi accompagnò nella mia formazione artistica. Diceva pressappoco che anche con un solo libro, caposaldo della letteratura, si poteva ricostruire la vita dell’uomo. Analizzando un testo ci si poteva domandare: quando è stato scritto, in che epoca, in che paese? racconta una storia del presente, del passato o futuribile? quali sono le esperienze dell’autore, quali influenze può aver ricevuto? E continuando di questo passo mi sorgono infinite domande. Quale musica avrà ascoltato l’autore del libro, e il suo eroe od eroina, e la persona che sta leggendo il libro? Quali opere d’arte avranno apprezzato quali fatti politici, sociali accadevano sotto gli occhi dei vari personaggi ora e nel loro passato? Quali eventi avranno vissuto? Queste domande su un’isola deserta possono ricevere risposta solo dal bagaglio della memoria di chi si è perso con quel dato libro, ma per chi non è su un’isola e può ricercare le risposte è un percorso affascinante: una storia infinita.

No, non vi dirò quale libro vorrei avere su un’isola deserta, ma essendo una creatura avatar in SL con un click di mouse varierò il libro ad ogni fine lettura e così via….

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Dove sono? Cosa sto guardando? Non ricordo. Ho un vuoto di memoria.

E’ una dimenticanza voluta oppure mi ritrovo in questo strano ambiente dalle tinte forti, che sta quasi per inghiottirmi, dopo un trauma subito in second life?

Difficile darsi una risposta. Sta di fatto che una cosa grave è accaduta ed io ho come l’impressione di essermi rifugiata nel primo spazio a portata di volo…

Mi sono resa conto che esistono le armi, vendita e uso. Senza conseguenze, un avatar non può essere ammazzato. La sofferenza fisica non è prevista. Dietro una tastiera l’umano reagisce alle provocazioni con una risata oppure spaventato si consola pensando che ciò che sta accadendo in verità non lo tocca se non virtualmente.

E’ tuttavia quel “virtualmente” che mi fa pensare.

Entrare in un mondo parallelo può significare per alcuni ed anche per me il desiderio di trovare un mondo migliore, una specie di utopia o qualcosa di simile.

Ora non dico che vorrei un mondo alla Thomas More, anche se mi rendo conto che potrebbe risolvere molti problemi: nella città di Utopia il lavoro dura sei ore dopo le quali gli abitanti si dedicano alle lettere, al divertimento e soprattutto alla filosofia. Pensavo a Second Life come al posto ideale per trascorrere il tempo libero, dedicandomi ancora a ciò che è lo scopo della mia vita, l’arte. Invece man mano che scorrono i giorni, i mesi, ritrovo gli stessi problemi, le stesse intolleranze, le stesse prepotenze, le stesse difficoltà del vivere in Real Life, anche se lo ammetto in tono minore.

Purtroppo per quanti sforzi faccia non ricordo questo luogo. Che fare? Cosa mi sarà successo pochi minuti prima? Che soffra di un’amnesia freudiana?

Poi, un teleport mi ha riportata a casa sotto una comoda tenda.

Sdraiata sui miei cuscini guardo la struttura portante dove le mie poesie visive svettano nel cielo turchino, almeno finchè Second Life esiste. Sì, finalmente respiro.

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Dalla sala di un castello una larga finestra si affaccia sul prato di Sarima Giha e lascia intravedere la struttura portante dove sono impilate poesie e immagini, parole e colori sotto la falsa luce di un “sunset “

Il puntino nero in basso a destra oltre la finestra è lei Sarima ed è attraverso i suoi occhi da “mouse” che riusciamo a vedere questa immagine. Guardarsi dietro le spalle è possibile per certi animali ma qui la vista va oltre e si posa sulla stessa persona che sta guardando. Vedo e sono vista a 360 gradi, sopra e sotto. Guardare essere guardati, leggere essere letti, in questo mondo virtuale l’introspezione è minuziosa , sorprendente, implacabile.

Sarima è sola con i suoi pensieri, l’atmosfera è carica di tensione, la finestra incombe tra le pareti grigie che la sostengono. Prigioniera dei suoi sogni o anima libera?

Certo è molto piccola.

24 febbraio 2008

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