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Dopo una prima ubriacatura aerea mi accorgo che alcuni innalzano attorno ai loro beni alte barriere con scritte rosse “no entry” vietato entrare, sono zone private inaccessibili, mi offendo un poco, poi rifletto e concludo che può essere un mezzo esplicito per non incorrere in incontri sgraditi.

Già perché gli avatar dove sono? Sembra tutto vuoto e silenzioso. Una “mini map” mi avvisa se qualcuno è vicino a me. Poi i primi sparuti incontri. Il vicino del mio prato ha una bella casetta con piscina e belle vele che riparano dal sole, sedie a sdraio e asciugamani stesi sui bordi. Dialogando con lui vengo a sapere che è uno scienziato francese che vive a Nantes. Un’altra vicina di prato ha un bellissimo yacht perché il mare è a due passi da noi ed è una giapponese, ma solo Core Tatham è riuscito ad incontrarla.

Gli altri vicini si negano, perciò quando mi siedo nella mia land sono sola, solissima e mi guardo attorno sconsolata cliccando su “world”, mondo, “force sun”, forza il sole, e scelgo sunrise, noon, sunset o midnight, così le diverse luci del mattino o della sera cambiano i colori del paesaggio che ho davanti a me. Questo gioco mi rammenta molto un famoso film The Truman Show di Peter Weir, dove il personaggio Truman, che vive in una realtà fittizia a sua insaputa, va a cozzare con la barca contro l’orizzonte e si accorge che è di cartone.

Anche qui tutto è finto, ma mentre Truman è andato a cozzare contro i confini del mondo costruito per lui e in quello scontro va a cozzare contro i suoi limiti: quelli veri e quelli imposti dagli altri per nascere ad una vita che non sarà più la stessa, io in questa terra di Tomcorsan a quale limite andrò incontro e cosa mi riserverà il futuro digitale?

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