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Archive for the ‘arena call for artists’ Category

Ogni avatar ha una storia che va scoperta. Dancoyote spiega così la scelta del suo nome:

The avatar DanCoyote was created as the proxy for David “DC” Spensley in the virtual world of Second Life. The name DanCoyote is derived from Cervantes’ Don Quixote and in honor of a coyote that Joseph Beuys lived with for a time at the René Block Gallery in New York during his 1974 action, “I like America and America Likes Me”.

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I like America and America likes me – 1974

Sono entrata in Arena il giorno prima dell’inaugurazione e il giorno dopo. Purtroppo non ho potuto incontrare Dankoyote ma se mi invia una sua fotografia fatta durante la presentazione dei suoi lavori la pubblico molto volentieri in questo spazio a lui dedicato.

Io mi sono innamorata di questa aerea composizione grafica e ho giocato con linee, colori, ritmi. Forme inafferrabili e pur ben visibili che presto scomparivano per lasciar posto ad altre forme. Linee che si confondevano con i colori del cielo o neri segni che sembravano unire il gesto dell’uomo all’universo.

sempre-piu-in-alto

visione aerea

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appaiono linee intersecate

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mi avvicino curiosa

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fino ad immergermi e rimanere avvolta da nastri colorati

Poi, quasi a ricordarci che siamo terreni, attraverso l’utilizzo di diversi materiali sempre più pesanti, ci sono palloni di gomma che sembrano voler staccarsi dalla terra diventando trasparenti e leggeri, due cavalli siamesi di bronzo dalla criniera bianca e infine sfere di marmo monumentali, forti, ben piantate su altrettante basi di marmo a ricordarci l’eternità.

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palloni di gomma che tendono attraverso la trasparenza al volo

cavalli

cavalli di bronzo su una base di marmo pronti a correre su praterie sconfinate ma condannati a rimanere così immobili con le loro bianche criniere al vento

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monumenti di marmo tombe per giganti

dentro

Torno a volare.

Per un avatar è una sensazione bellissima quella di potersi immergere nelle creazioni immense che gli artisti possono costruire in second life. Integrarsi, farne parte per un attimo e poi volare via in una ricerca continua.

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Gli invitati stanno arrivando. Ci si accorge subito che la città è un labirinto. E’ difficile incontrarsi, bisogna darsi un appuntamento. Una musica accompagna i visitatori.

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Se si clicca sulla facciata dei palazzi si sente la mia voce narrante . A volte i diversi racconti si sovrappongono uno sull’altro creando un effetto sonoro avvolgente.

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Core Tatham, l’ideatore e realizzatore della città, rimarrà tutta la serata lassù per riprendere uno streaming.

Ma… per ogni nuovo palazzo che si rispetti è di moda in questi tempi che arrivi qualcuno con il gusto di scrivere e disegnare sulle pareti. Anche nella city blog è arrivato un writer!!! Ci voleva qualcosa per vivacizzare la serata!

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Sono un po’ diversi da quelli reali, sporcano meno, ma sono ugualmente efficaci i graffiti in second life!

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Altre immagini si alternano sembrano fuochi d’artificio

Ma le sorprese non sono finite. Qualcuno di voi ha visto il film di Wim Wenders Il cielo sopra Berlino? Guardate questa scena

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Ho notato subito questo avatar immobile, in piedi sopra una torre

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Ha un fiore in bocca e l’aspetto è un po’ più provocatorio dell’angelo del film, ma la sua posizione lassù mi incanta. E’ rimasta a lungo ed io mi sono chiesta cosa stesse pensando. Poi l’ho persa di vista.

Durante l’allestimento e all’ inaugurazione ho ricevuto alcuni doni : il gioco dello onigokko-shippo per rincorrersi al suono di una marcetta allegra indossando un codino rosa, lo skate per percorrere in lungo e in largo la città e una bellissima scopa da strega per volare ancora più veloce lassù oltre i grattacieli.

E’ stata una bella serata! grazie Roxelo, grazie Arco per avermi dato questa occasione e grazie a tutti gli amici avatar.

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roxelo, arco, core ,sarima

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si provano le luci i colori le visioni

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Ognuno protesta a modo suo, Luce Laval si ribella all’indifferenza della gente verso l’arte visiva rappresentando in una mostra il gesto eclatante del gettare in un gabinetto tutto ciò che è cultura dell’immagine.. E’ un modo lapalissiano ma nello stesso tempo divertente e pulito di far capire che così non và.
Sculture, quadri, fotografie scompaiono ma poi tutto sembra tornare al loro posto perciò penso che un po’ di speranza Luce Laval ce l’abbia e voglia dirci che l’arte può sì essere bistrattata ma non si riuscirà mai ad eliminarla.
Luce deve essere un avatar molto spiritoso!!

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arrivo il giorno dopo l’inaugurazione, nel cuor della notte

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poi dall’alto illumino tutto a giorno

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ecco dove va a finire la visual art!

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riappare una bella scultura appena sparita dopo aver tirato lo sciacquone

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mi siedo su oggetti di legno facilmente riconoscibili

manca una snapshot, perchè?

questa frase era nella bozza ma siccome l’indovinello è stato risolto la pubblico

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ecco dove sono seduta, facile no?

Quando ho visitato questa mostra mi sono ricordata di una frase scritta da Goethe nella sua Teoria dei colori. Recita così:

Il semplice guardare una cosa non ci non ci permette di progredire. Ogni guardare si muta in un considerare, ogni considerare in un riflettere, ogni riflettere in un congiungere

allora ho guardato questa scenografia con altri occhi

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particolare del gabinetto

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un altro particolare

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questa la conoscete

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Abbiamo lo spazio su Arena, tempo per realizzare la città, quasi due giorni, ci mettiamo al lavoro

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nasce la carta topografica della città

Già da qualche giorno Core ha preparato torri, palazzi e palazzine, 75 per la precisione. Per realizzarli ci sono voluti 172 parallelepipedi con relative textures più 12 moduli per la mappa.

La texture della mappa per posizionarla in second life viene suddivisa in moduli da incollare a tavole di misure predefinite. E’ un grande puzzle. Io lo assisto, qualche volta riesco ad aiutarlo, molto spesso rallento il suo lavoro per farmi spiegare ogni cosa che sta facendo. Tecnicamente sono una frana.

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Sono arrivati i diversi elementi ora bisogna posizionarli sui quadratini grigi.

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da questo momento in poi parlano più le immagini che le parole

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questa mappa sospesa a metà ci darà una idea in più

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dall’alto

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sono tutti ai loro posti

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la prima fase è terminata

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Importante: ogni costruzione ha le sue fondamenta realizzate con i commenti dei miei amici.

Il pilastro principale è sicuramente Panirlipe, uno scrittore musicista, al quale devo riconoscenza per l’importante sostegno ricevuto fin dalla apertura di questo blog.

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Sono stata invitata da Roxelo Babenco e Arco Rosca ad esporre le mie opere all’iniziativa ARENA call for artists.
Avevo già un’idea precisa su cosa fare, non esporre i miei lavori ma un intero blog dedicato a Second Life.
Il fogliomondo di Sarima è nato per raccontare un’avventura, i luoghi, i personaggi di un mondo virtuale che andavo scoprendo poco per volta.
Era sempre stato il mio sogno riuscire a creare un’opera dove immagini, parole, musica potessero essere viste come una cosa sola, in un’unica immagine.
Io provengo da una scuola ispirata al Bauhaus, il mio maestro è stato A G Fronzoni, per cui la progettazione è sempre a monte di ogni mio lavoro.
Anche Core Tatham fa parte di questa corrente rigorosa ma nello stesso tempo libera di esprimersi. Durante il viaggio di ritorno dal convegno di Firenze “Rinascimento virtuale” abbiamo parlato di questo mio progetto ed io ipotizzavo di creare un grosso rotolo di pellicola da film, fluttuante nello spazio, colorato, trasparente con la possibilità di vederlo da seggiolini che lo percorressero come si percorre una montagna russa al parco divertimenti.
Ho accennato questa idea a Gianky Lindmann che sotto i miei occhi stupefatti mi ha mostrato che sì era possibile ma che le difficoltà sarebbero nate nel realizzare i particolari altrimenti…

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la magia ha inizio

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ecco una possibile bozza

Ho capito che non era poi un’idea così nuova e di questo ho parlato ancora con Core. Abbiamo ipotizzato persino di prendere in considerazione il nastro di Moebius simbolo di continuità, di eternità, ma non ci piaceva l’idea di una forma chiusa visivamente anche se molto aperta mentalmente.

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nastro di Moebius

Un giorno Core mi chiama dicendo ”Ho l’idea giusta!”, te la mostro in SL e nel prato di Tomcorsan mi ha fatto vedere la prima torre di una ipotetica città.

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Questa è la prima torre accanto alla vecchia struttura portante delle mie poesie in second life anch’essa progettata e realizzata da Core Tatham

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ora le torri o palazzi sono due

Una città! L’idea era meravigliosa e mi misi subito all’opera per trovare la mappa giusta sulla quale avremmo posato i pezzi del mio blog. Questi sono i diversi progetti:

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Mappa ispirata alla forma di un’anfora etrusca

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mappa ispirata alla città del sole

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mappa fogliomondo a chiocciola

Abbiamo poi scelto quest’ ultima. La forma a chiocciola ci permetteva di partire dal centro con i palazzi più alti per proseguire in scala fino ai più piccoli.

Avremmo poi messo le voci registrate nei palazzi ed una musica avrebbe arieggiato per tutta la città.

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Avevo avuto occasione di visitare poco dopo la mia nascita in SL due mostre che mi avevano molto attratto: una “new landscapes” mi ricordava molto la fotografia di Ansel Adams per i paesaggi in bianco e nero studiati nelle diverse sfumature del grigio e l’altra “replica”, fotografie di avatar, cloni grigi inquietanti o perlomeno enigmatici, mi appariva come una ricerca molto insolita data l’estrosità coloratissima degli avatar che andavo scoprendo.

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landscape

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clones

La mostra di Marco Manray su Arena mi ha permesso di capire un po’ di più della sua poetica. Ho avuto la conferma di aver centrato il suo desiderio di diventare un Ansel Adams in Second Life, visitando il suo blog :

http://www.marcomanray.com/artworks.html

ma in questa occasione ho scoperto la sua anima di viaggiatore di mondi alternativi e di novello Marco Polo.

Sono entrata in Arena il giorno prima dell’inaugurazione, ecco cosa mi è apparso:

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Marco Manray in Cina: gli appunti visivi del suo viaggio nel mondo cinese virtuale parallelo a Second Life.

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Sono tornata la sera dell’ inaugurazione per sapere qualcosa di più.

Queste le parole della presentazione fatta da Mario Savini

“La mostra di Marco Manray, uno dei net-reporter più conosciuti di Second Life, sembra riprendere quel concetto di “rimediazione” – caratteristica dei nuovi media digitali – proposto da Bolter e Grusin. Sicuramente è l’espressione più chiara che descrive le visioni del “viandante” contemporaneo, colui che non conosce limiti di spazio e che transita da una geografia all’altra, registrando la precaria esistenza dei confini. Ad emergere è l’idea del viaggio, lo stato mentale dell’artista che vede nell’esplorazione l’apertura all’incontro. Ecco dunque l’importanza dell’esposizione in SL di immagini scattate in altri mondi sintetici, in questo caso di un mondo virtuale cinese. Una descrizione che si completa con l’”ipermediazione” di un taccuino Moleskine”

Una piccola parentesi per chi come me non ricorda il taccuino moleskine, leggo e riporto da wikipedia

I moleskine sono dei taccuini prodotti originariamente in Francia nel secolo scorso e divenuti famosi per essere stati usati da diversi scrittori e artisti per appunti, schizzi e annotazioni (ad esempio Ernest Hemingway, Bruce Chatwin, Vincent van Gogh e Pablo Picasso). L’ultimo produttore, una piccola azienda di Tours chiuse nel 1986 e i taccuini divennero introvabili.

Nel 1998 un piccolo editore italiano, Modo&Modo, li ha rimessi in circolazione riproducendo le caratteristiche che già in passato ne avevano fatto un oggetto di culto: copertina nera, angoli arrotondati, fettuccia elastica di chiusura e taschina interna a soffietto.

interno-notebokk-moleskineinterno taccuino moleskine

Li avevo sempre acquistati senza saperne la storia. Non si finisce mai di imparare!

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l’inconfondibile Marco Manray, il ragazzo dai capelli blu

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La leggerezza e l’ eleganza dell’allestimento viene accentuata da un soffio di vento che toglie la rigidità all’ immagine fotografica e la rende ancora più viva. Per questo viaggio Manray si è creato un nuovo avatar ragazzo cinese tra i cento fiori.

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dall’alto scende planando un avatar orientaleggiante

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Qui stiamo ascoltando le parole di Manray che ci racconta l’esperienza fatta nel mondo virtuale cinese, i diversi incontri con gli avatar fatti di intensi mutismi e di gentilezze reciproche. A volte basta un inchino per capirsi.

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Mi accorgo che i miei occhi non riescono a staccarsi dai due gemelli verdi per me sconosciuti. Guardie del corpo? fans? amici di un altro mondo virtuale o semplici alieni venuti ad invitare Manray nel loro mondo reale? Forse si sono già messi d’accordo per trasportare il fotografo “viandante” sulla loro astronave? pensate che vedremo presto il nuovo reportage da un Manray dalla pelle verde? Quest’idea mi affascina. Alla prossima caro Marco!!! Aspetto un tuo invito.

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