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Archive for novembre 2009

Molte volte sono passata dentro la cartella che conteneva le immagini dell’inaugurazione  di una mostra visitata quando stavo imparando ad usare il programma di Second Life.
Non le ho mai pubblicate perchè non possiedo più i dati di riferimento: non so chi l’ha organizzata, chi mi ha invitato, con chi ho parlato. Tuttavia sono immagini che non riesco a togliermi dalla mente e che mi fanno ogni volta fare diverse riflessioni.. Dentro c’è la complessità dei nostri tempi.

la presentazione

Arrivo richiamata da qualcuno attraverso il teleport e mi trovo in mezzo ad un gruppetto di avatar sconosciuti. Il personaggio dai capelli fiammeggianti sullo sfondo sta facendo la presentazione della mostra. Ricordo solo questo: alle pareti sono appesi quadri realizzati da persone in cura presso un centro psichiatrico. Il discorso è serio e riguarda la validità di una terapia che pare dia ottimi risultati: quella di esprimersi attraverso tecniche artistiche. Non sto a dilungarmi su questo argomento che porta sempre alle trite frasi “c’è un po’ di follia in tutti gli artisti” oppure “chi sono i veri artisti?”,  “che tipo di arte è quella che nasce dall’inconscio”?

Preferisco osservare le persone presenti a questa inaugurazione.

anime morte

Queste figure, riprese poco prima di apparire nella loro compiutezza, mi appaiono grige e subito, senza un perché, mi rammentano, per una strana analogia, le “anime morte” di Gogol. Una popolazione di personaggi dalla presenza instabile ed evanescente, mossi da mani reali ma nascoste, che si muovono sulla tastiera e che fanno parte di altrettanti corpi invisibili. Chi di loro è più reale?

l'incontro

Questa graziosa fanciulla di spalle sembra mettersi in comunicazione con il ragazzo dai capelli azzurri. Si erano dati appuntamento oppure i loro sguardi si incrociano in un incontro casuale, affascinati l’uno dall’altro? Forse sta per nascere una storia sentimentale oppure lavorano a qualche progetto e si ritrovano in un momento di relax?

vita liquida 4

Lo spazio dove si svolge la mostra è sospeso tra le nuvole, si passa da una stanza all’altra attraverso leggere, instabili, passerelle all’aperto e può capitare di cadere fuori nel vuoto specialmente a chi come me non è ancora padrone del mezzo, ma non ci sono conseguenze gravi se non quella di dover ritornare sui propri passi, cliccando su teleport.

vita liquida 2

Sta di fatto che questa atmosfera così rarefatta, onirica, mi coinvolge anima e corpo. Sono tesa sia per la novità che per le situazioni che man mano si vanno creando. Non conosco nessuno eppure sembriamo tutti legati allo stesso destino.  Potremmo essere sulla tolda di una nave che veleggia nello spazio, oppure stare sbarcando verso una meta ignota, appena accennata tra la nebbia.  Sensazioni di disagio ma anche di curiosità verso un percorso che ci appare per scomparire un minuto dopo.

Mi colpisce l’immagine di un emblematico avatar che ancora oggi non so riconoscere. Sta osservando qualcosa  lì tra le nuvole e vengo attratta inspiegabilmente. Capita qualche volta nel mondo reale che tu senta qualcosa di strano dentro di te all’apparizione di una persona. Alcuni lo spiegano come una reazione chimica verso l’altro: provare un’inspiegabile sensazione di piacere fisico. Ma qui di chimico non c’è nulla: né odori, né sguardi, né movimenti se non quelli del programma. Allora come si spiega questa strana attrazione?

vita liquida 1

Questi due inquietanti personaggi sembrano venire dalle tenebre per approdare dove?  Stanno atterrando simili ad uccelli corvini e spicca la testa bionda di lei, angelo o demonio? Pochi attimi e poi di nuovo scomparsi tra le nebbie, vita liquida, tutto si modifica ancora prima che i diversi modi di agire riescano a consolidarsi.  Dice  Zigmunt Bauman: “La vita liquida, come la società liquido-moderna, non è in grado di conservare la propria forma o di tenersi in rotta a lungo”.

vita liquida 3

E le storie del mio blog si rincorrono scogliendosi nell’ etere virtuale, appena una nasce l’altra muore. Gli amici entrano e subito escono nell’attesa delle novità. Se ti fermi sei perso, nessuno più ti cerca, non esisti. Verrà il momento in cui ci fermiamo, riflettiamo, ci crogioliamo tra le cose viste e dette senza l’angoscia, la smania di fare, di dire, di rinnovare.  Godere l’attimo va bene per non avere rimpianti, ma di quanti attimi necessitiamo per essere felici?

Sarima sta riflettendo.

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Tempo fa ebbi un colloquio con l’amico Solkide Auer e tentai di spiegargli cosa intendessi io per nuova geometria in second life. Gli promisi di fare un esempio usando la scultura realizzata da lui e da Shellina Winkler dal titolo “The future project”.

Non è stato semplice per me mettere a fuoco il tema. Un conto è intuire un altro è riuscire a spiegarlo.

La loro creazione si presenta come una enorme serpentina nera con un grosso punto interrogativo in cima. Se segui pazientemente il percorso nel suo interno incontri  strutture architettoniche in movimento, richiami stellari, giochi di colore e puoi entrare ed uscire dalle sculture a tuo piacere.

the future project 1

the future project 2

quale futuro

Queste sono alcune delle immagini prese all’arrivo. “The future project” è una scultura immensa. Fate le proporzioni tra il puntino  in quest’ ultima foto, cioè Sarima che vola attorno all’opera, e la scultura stessa.  Entro e scopro un universo a se stante.

the future project 4

Incomincio il viaggio, la strada è segnata e cambia spesso colore, tutt’attorno miriadi di stelle

the future project 5

nuovi mondi nell’universo di Solkide e Shellina

the future project 6

una tappa

the future project 9bis

entro e mi immergo nel blu fra galassie, pianeti e luci smaglianti

the future project 7

da questa scultura nasce forse l’arcobaleno?

the future project 8

sono al suo interno

the future project 9

Sono arrivata in cima e questi punti interrogativi che formano un unico enorme punto lasciano aperto l’immaginario di ognuno di noi. Cosa ci riserva il futuro?

the future project 10

il percorso è stato vario, entusiasmante, insolito

Studiato più volte il percorso mi metto a lavorare perchè possa anch’io ispirarmi a queste forme e creare ancora qualcosa di nuovo. Entro nei particolari e muovo il mouse fino a trovare l’angolatura, la sovrapposizione, il ritmo che appaga il mio occhio. Sono nella fase creativa ed ecco le immagini si sdoppiano, si rincorrono ed è solo la prontezza di riflessi condizionati da anni di allenamento a farmi fare le scelte.

essenza

essenza

graffiti

graffiti

ispirato a the future project 1

quale futuro?

ispirato a..4

puro colore

pastello

pastello

ispirato a 7

vortici blu

autoritratto 2

autoritratto dedicato a Solkide

autoritratto

autoritratto dedicato a Shellina

Nessuna di queste fotografie è stata manipolata con photoshop. L’unico intervento è il taglio quadrato che caratterizza tutte le mie immagini riprese in Second Life.

Anche nel mondo reale ci si può ispirare ad un’opera d’arte, sia essa scultura, quadro, architettura, per fare fotografie artistiche, ma le possibilità che apre Second Life a questo tipo di intervento sono uniche e irripetibili.

Mi piacerebbe che gli amici avatar proponessero una gara fotografica ispirata ad un unico soggetto. Sono sicura che rimarremmo sorpresi tutti quanti noi operatori e non.

Vi  porto qui un altro esempio. Da una costruzione da me realizzata per raccontare una storia ho scattato questa fotografia

set 2 della web opera

E’ un lavoro che ha tutte le caratteristiche di un’ opera costruita in Second Life. Poi, lavorando  con il mouse,  ho estrapolato questa serie di tre immagini che a mio parere hanno la forza di vivere la loro unicità ed essere valutate indipendentemente dalla loro fonte di ispirazione. Sbaglio o sono nel giusto?

ispirato a web1

la mia geometria in Second Life n.1

ispirato a web2

la mia geometria in Second Life n.2

ispirato a web3

la mia geometria in Second Life n.3

Si, esse  fanno parte dell’immagine del set mostrato qui sopra, ma muovendo il mouse in un certo modo…..eheheh!!!

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La storia del racconto “Prêt à porter” sta per concludersi. Nell’ultima sfilata sono apparse due nuove immagini: una sullo sfondo che rappresenta una miriade di occhi di bambini che guardano, l’altra che mostra bambini al telaio che tessono.
Si è entrati così nel vivo del racconto dello sfruttamento minorile, che a volte si nasconde dietro ad immagini bellissime come possono essere quelle di una sfilata di moda.
Gli adulti hanno verso i bambini molte responsabilità tra le quali quella di garantire loro il diritto allo studio e al gioco. Purtroppo, se un uomo nasce povero e non può permettersi di istruire i propri figli ha un alta probabilità di rimanerlo per tutta la vita, lui e le generazioni che verranno. La distribuzione equa delle ricchezze, che non vuol dire tutti uguali indipendentemente dai propri meriti, ma tutti dotati del diritto ad avere un’istruzione, sembra un sogno impossibile.  Molto spesso chi ha vorrebbe sempre di più, a scapito e a danno  di chi non ha. Meno costa la manodopera per realizzare alcuni lavori più si guadagna; e allora, meglio far lavorare i bambini per pochi soldi, che assumere i loro padri.
L’idea della scena con gli occhi dei bambini che guardano e giudicano il comportamento degli adulti mi è stata ispirata da vecchi e nuovi esempi. Ultimamente, in televisione, ho visto per la prima volta  il film di De Sica “I bambini ci guardano” . Ancora oggi dovremmo chiederci, quale esempio diamo ai nostri figli quando il pudore, l’onestà, la coerenza vengono meno? Dal film neorealista di Vittorio de Sica estrapolo questi pochi fotogrammi per darvi l’atmosfera di quei tempi, la trama la trovate cliccando sul titolo del film.

Apro questa mattina il “Corriere della sera” e in prima pagina il Direttore Ferruccio de Bortoli titola il suo editoriale  “I nostri figli ci guardano”. Inizia così l’articolo: “In tempi di passioni tristi e valori deboli, forse è opportuno staccarsi un attimo dalle cronache e chiederci come verrà giudicato, fra qualche anno, questo particolare momento della nostra vita, pubblica e privata. Non dagli storici, che speriamo abbiano di meglio di cui occuparsi. Ma dai nostri figli….” Poi l’articolo prosegue presentando i libri di Benedetta Tobagi e di Umberto Ambrosoli, figli di padri integerrimi che hanno lasciato dietro di loro esempi di umanità, di rigore professionale, di etica di vita quotidiana. E conclude , pensando ai giorni nostri, con queste parole: “E immersi nel liquido, a volte  maleodorante, della nostra contemporaneità, ci domandiamo, con un senso di angoscia, come ci ricorderanno i nostri figli. E se stiamo facendo di tutto per consegnare loro una società migliore”
Scusate il volo pindarico, ma mi sembrava doveroso far notare l’attualità e la vicinanza di questi  problemi che  purtroppo fatichiamo ancora oggi a risolvere.
Sul set, diventato grigio e cupo, le modelle si interrogano sul perché appaiano quelle immagini di occhi e bimbi al telaio, inconsapevoli di essere la rappresentazione vivente della inaccettabile differenza tra la storia triste dei propri abiti e la loro splendida esibizione.

sequenza finale 3

fermatevi! sta succedendo qualcosa!

sequenza finale 4che succede?

sequenza finale5

mille occhi ci guardano!

finale 2

finale 8

sequenza finale 6ecco sotto i nostri piedi una nuova immagine!

sequenza finale 7 bambini che lavorano ai telai

sequenza finale 8tutto appare più triste e grigio, anche i tetti colorati sono volati via

sequenza finale 9qualcuno ci dovrà spiegare cosa sta succedendo!

finale 7

occhi  profondi osservano

sequenza finale 10

I bambini ci guardano e ci giudicano

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